Aiuto, il Campidoglio. Bersani alla prova dei primi ostacoli post primarie

Non ha ancora finito di festeggiare la vittoria, ed ecco che arrivano nuove grane per Bersani. Una per la precisione è la più urgente da sbrogliare in questo momento. E non si tratta della legge elettorale, perché su quella, con buona pace di Pier Ferdinando Casini e di Giorgio Napolitano, la linea è già fissata: o resta il porcellum o si riforma secondo il cosiddetto lodo D’Alimonte, una terza via non è data.
5 AGO 20
Immagine di Aiuto, il Campidoglio. Bersani alla prova dei primi ostacoli post primarie
Per non parlare del porcellum. Non ha ancora finito di festeggiare la vittoria, ed ecco che arrivano nuove grane per Bersani. Una per la precisione è la più urgente da sbrogliare in questo momento. E non si tratta della legge elettorale, perché su quella, con buona pace di Pier Ferdinando Casini e di Giorgio Napolitano, la linea è già fissata: o resta il porcellum o si riforma secondo il cosiddetto lodo D’Alimonte, una terza via non è data.

Gasbarra non ci sta. Il nodo che il segretario del Pd deve sciogliere è un altro. E riguarda le elezioni amministrative a Roma. Infatti Enrico Gasbarra continua a fare il pesce in barile sulla sua candidatura. La verità è che il segretario del Pd laziale non ha intenzione alcuna di andare in Campidoglio e preferirebbe entrare nel prossimo governo del centrosinistra. Non aspira a fare il ministro, questo è chiaro, perché sa che gli appetiti da soddisfare sono tanti, ma vorrebbe per sé una poltrona da sottosegretario. Un sottosegretariato di un certo peso, naturalmente. Per questa ragione Gasbarra, pur non dicendo un no definitivo, nicchia e così facendo ha fatto arrabbiare molti, e non solo nel Pd locale.

Tentazione Barca. Arrivati a questo punto è ovvio che la faccenda passi nelle mani del segretario nazionale del partito. Dovrà essere lui a decidere il da farsi. E in parte lo ha già deciso, anche se non è ancora del tutto convinto della soluzione. Perciò il leader del Pd prima ha fatto un ulteriore tentativo con Fabrizio Barca. Il quale, però, si è nuovamente rifiutato di scendere in campo, spiegando che non è il caso che un ministro del governo Monti faccia una scelta del genere. Comunque Bersani, che è uomo determinato e pervicace, ritenterà di convincere il ministro. E nel frattempo studia un’altra strada. Cioè quella di candidare a sindaco di Roma Ignazio Marino. Secondo un sondaggio riservato il senatore chirurgo avrebbe più chance di farcela dello stesso Gasbarra. E’ un cattolico, ma è di sinistra. Inoltre ha dalla sua il fatto di non essere coinvolto negli intrighi delle correnti e subcorrenti capitoline. Avrebbe l’immagine giusta per rappresentare il nuovo, ma ha anche relazioni importanti nel partito: è amico personale di Massimo D’Alema, è molto legato al potente Goffredo Bettini, e nella campagna per le primarie si è schierato senza se e senza ma con il segretario Bersani.

Costruttori senza D’Alema. Non sembrano invece destinati ad avere successi i tentativi di Alfio Marchini di convincere il Partito democratico a sostenerlo. Benché Marchini sia amico di D’Alema e discenda da una famiglia di palazzinari e imprenditori rossi, il Pd infatti non potrebbe mai appoggiare un candidato così palesemente sponsorizzato da Caltagirone. Alla fine è assai probabile che Marchini venga sostenuto, oltre che ovviamente dalla sua lista civica, anche dall’Udc.

I feudi violati da Renzi. Ma spostiamoci da Roma, pur rimanendo nel Lazio. In questa regione, oltre che nella Capitale, Bersani alle primarie ha avuto un grandissimo successo. C’è un’unica roccaforte renziana che non è riuscito a espugnare. Cioè la Viterbo di Ugo Sposetti e Beppe Fioroni, due dei più acerrimi nemici del sindaco di Firenze. Lì l’elettorato in rivolta con l’apparato e i potentati locali ha votato per la maggior parte per Matteo Renzi.